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Livio Cori, l’altra luce del rap

Livio Cori, l'altra luce del rap

Intervista esclusiva a Livio Cori, rapper napoletano e attore

LIVIO CORI, Napoli, 1990, cantante, attore, l’altra luce del rap. Genere rap e hip hop. Nei Quartieri Spagnoli a 15 anni inizia a scrivere le sue canzoni. Nel 2015, “Tutta la notte” è in vetta alla classifica di MTV. Vince il Premio MEI come miglior musicista della scena hip hop. Collabora con Ghamon, Nino D’Angelo e Neffa.

Partecipa come attore e con il suo brano “Surdat” alla terza stagione di Gomorra.. Livio Cori è l’amore raccontato attraverso la voce napoletana del rap italiano. Un rap romantico, un’anima pura, piena, umile e contemporanea che tocca il cuore.

Livio Cori, un artista vero e puro che sa raccontare l’amore con il rap. Cosa hai nel cuore?

“Nel cuore porto la mia passione per la musica la mia famiglia e la mia città, Napoli, musa e teatro delle mie storie”.

In “SOLIDAGO”, il tuo EP appena uscito, cosa racconti e quanto c’è di te intimamente?

“E’ un EP autobiografico come tutti i miei lavori, ho sempre fatto riferimento alla mia vita senza fantasticare troppo. Nell’intimità di SOLIDAGO parlo della fine di una relazione e di un percorso di guarigione. E’ stato un EP terapeutico”.

Descrivi la tua musica in tre parole.

“Passionale, sincera, melodiosa”.

Che bambino era Livio Cori? 

“Ho vissuto un’infanzia dove fin da subito mi sono appassionato allo sport e alla musica. Mio padre mi faceva ascoltare dischi americani dal rock al rap e insieme alla passione per la musica è cresciuta anche quella per il basket, infatti ci ho giocato per più di 13 anni per poi passare al football americano. E’ stata quella passione per la cultura americana che ha influenzato la musica che poi ho cominciato a fare da adolescente”.

C’è qualcosa che ancora non sappiamo di te? Sei innamorato?

“Sicuramente, ma a me piace raccontarmi nei brani, è li che sono davvero onesto e senza filtri, ho ancora tanto da raccontare… L’amore? provo amore per tante cose e tante persone, è la benzina dell’arte”.

Le tue canzoni sono intense, toccano il cuore. Quando e come le scrivi?

“Prima ero più notturno nella scrittura, adesso invece riesco a scrivere in qualsiasi momento del giorno, appena ho un’idea cerco di segnarla subito e sfrutto l’entusiasmo iniziale per portarla a termine quanto prima. Spesso invece mi chiudo in studio e accendo il microfono e comincio a intonare melodie, da lì partono anche le parole e senza scrivere nulla su carta prende tutto forma”.

Napoli terra di grandi artisti, Totò disse: “o ver ricco nun è chill che tene le tasche piene ma chill umile e co core nobile”. Ti rivedi in questa citazione?

“Si anche perché ho sempre considerato più importante la ricchezza spirituale rispetto a quella materiale. La mia musica rispecchia a pieno questa citazione.. Io provo a comunicare qualcosa più che intrattenere semplicemente. Essere mi appaga più che apparire o avere”.

Hai partecipato a Gomorra anche come attore. Cosa hai scoperto di te attraverso questa esperienza?

“Ho scoperto un mondo che mi ha appassionato molto , il cinema, il set, mi sono messo alla prova senza pensare troppo, ho imparato una nuova arte e ho perfezionato la mia, ho scritto un brano apposta per la serie “Surdat” una cosa che non avevo mai fatto prima, ma che alla fine mi ha portato fortuna. Da lì è cominciato tutto”.

Qual è il tuo sogno?

“Poter invecchiare insieme alla mia musica ed essere un punto di riferimento senza tempo anche quando non ci sarò più per le future generazioni”.

Livio Cori

Articolo a cura di Milena Morselli e Rita Barbarossa

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