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Dietro un grande portiere, c’è una grande personalità! Questo è Sebastian Frey!

Dietro un grande portiere, c’è una grande personalità. Lui è Sébastian Frey!

Ieri l’uomo tra i pali, oggi l’uomo tra le vigne. Frey scende in campo per la nostra intervista.

Sébastian Frey, classe 1980, nasce in Francia da una “dinastia” di calciatori. Frey rimane uno dei portieri stranieri più presenti in Serie A e tra i migliori degli anni 2000. Esplosivo, scattante, un portiere senza paura, perché la sua forza parte dalla testa.

Da Cannes, segnalato da Sandro Mazzola nel 1998 va all’Inter. Di seguito al Verona conquista la salvezza della squadra con grandi parate. Arriva al Parma in sostituzione di Buffon, ottenendo il suo primo trofeo, la Coppa Italia 2002, e salva la squadra contro il Bologna.

Disputa delle stagioni fantastiche alla Fiorentina. Si trasferisce al Genoa, poi sbarca nella squadra turca del Bursaspor, lascia la serie A e la maglia della nazionale francese. Una bella carriera fatta di conquiste, vittorie, ma anche di rischi e infortuni, grazie ai quali si avvicina al buddhismo con Roberto Baggio. Nel 2015, all’età di 35 anni annuncia il suo ritiro.

Ma quando un grande portiere appende le scarpette al chiodo ha sempre un piano in mente, anzi due, come due sono le sue passioni: la palla e il vino. Sébastian Frey ha in progetto un’Academy per giovani portieri che vorrebbe ingrandire a livello mondiale e tra l’incrocio dei pali delle vigne produce vino “Wine of the Champions” di Fabio Cordella.

Sébastian con la maglia rosso-bianco-rosé scende in campo per farci degustare la sua intervista e il suo amato vino rosso di gran carattere, etichetta SEBA FREY.

Gentilissimo Sébastian Frey, citando il titolo a te dedicato, “Dietro un grande portiere c’è un grande uomo”, aggiungiamo la domanda: “dietro c’è anche una grande famiglia?”

“Per diventare un grande portiere per forza di cosa bisogna essere un uomo forte psicologicamente. E’ un ruolo che ti fa maturare prima degli altri e in un collettivo devi saper gestire singolarmente le proprie emozioni e trovare un equilibrio sia nei momenti belli che nei momenti meno belli.
Poi chi ha la fortuna di avere una famiglia alle spalle ancora meglio. Io paradossalmente questo equilibrio l’ho trovato nel post carriera. Meglio tardi che mai!”

A noi di Gdp Magazine la domanda viene spontanea. Prima della partita, quando mettevi le cuffiette nelle orecchie, quale musica amavi sentire?

“Certamente! Da quando salivamo sul pullman fino all’arrivo allo stadio ascoltavo sempre la musica. Cercavo di trovare sempre dei brani in base alla partita. Ad  esempio quando sapevo di trovare una grande squadra o un grande attaccante mettevo delle canzoni piene di energia per farmi salire l’adrénaline e caricarmi al massimo! Brani con tanto ritmo e tanti bassi come canzoni da discoteca o canzoni che ti danno voglia di saltare ( jump di van halen)!”

Sébastian, potresti darci una definizione in poche parole del calcio di oggi, pregi e difetti.

“Il calcio di oggi è cambiato tanto rispetto a quello che ho vissuto. Sicuramente il calcio di oggi va ancora più veloce. Quando dico che il calcio di oggi non mi appartiene più è perché oggi vedo troppi interessi attorno a questo sport. Sono sempre girati tanti soldi attorno al calcio, ma oggi quando sento certe cifre penso che siano veramente eccessive. Spesso inquadrano spogliatoi dopo le partite, e quando vedo i giocatori dopo vittorie o sconfitte seduti al loro posto col telefono in mano mi piange il cuore. E’ proprio in quel momento che si crea un collettivo e un gruppo forte: nella condivisione di questi momenti, scambiare opinioni, discutere di un episodio, festeggiare insieme , essere delusi insieme, a volte litigare anche, ma sono momenti preziosi per una squadra. Purtroppo oggi ne vedo sempre meno. Il calcio di oggi è lo sport collettivo più individuale.”

Ti abbiamo ascoltato, spesso citi parole bellissime come magia e sogno. Qual è stato il tuo momento più magico calcisticamente parlando? Qual è stata la parata più bella e il gol più sofferto?

“Per fortuna di momenti belli ne ricordo tanti: il mio esordio con l’Inter , la stagione magnifica col Verona , la coppa Italia vinta col Parma , le vittorie in Champions con la Fiorentina , l’accoglienza dei tifosi del Genoa. Mi ritengo privilegiato ad aver vissuto dei momenti importanti durante la mia carriera: il gol in fuorigioco accordato al Bayer Monaco in casa loro brucia ancora, perché con un risultato diverso l’approccio alla partita di ritorno sarebbe stato diverso. E poi anche di aver perso ai rigori in semifinale di Europa League ancora fa male. Il gruppo avrebbe meritato di vincere qualcosa per noi, per la città e per il club.”

Se prima difendevi la porta, oggi cosa e chi difendi?

“Oggi quando sento ex calciatori che criticano gratuitamente calciatori di oggi mi fa tanta rabbia.
La critica ci sta finché rimane obiettiva e costruttiva. Io combatto su chi critica i portieri senza analizzare, e quando sento gente che non ha mai fatto il portiere dire che sbaglia mi fanno proprio inca..are!!! Il nostro ruolo è molto tecnico, i dettagli fanno la differenza,  perciò chi non ha fatto il portiere non lo può capire.”

Tu sei buddhista. La fatalità nei “pali”, che è anche la lingua indiana ai tempi del Buddha. Qual è il
compromesso tra l’altruismo, la pazienza, il non attaccamento ai beni materiali e il mondo del calcio così distante oggi da questo pensiero filosofico?

“Il buddismo mi ha aiutato tanto nel post infortunio, momento di grande difficoltà e con tanti dubbi. Sono tornato in campo dopo questo brutto infortunio che avrebbe potuto mettere al termine la mia carriera a quasi 26 anni. La sofferenza fisica è stata tanta, i dubbi di non poter tornare ai miei livelli c’erano. Poi questo infortunio mi ha fatto saltare il Mondiale del 2006, tanta negatività intorno a me. Per la prima volta durante le sedute d’allenamento ho avuto paura: paura di buttarmi e del contatto fisico. Un portiere non può essere decisivo se “ha paura”. C’era tanta confusione nella mia testa. Mi sono sentito di chiamare un vecchio amico “ ROBERTO BAGGIO “ che ha vissuto la mia stessa situazione. Mi ha detto che questa filosofia di vita gli ha cambiato la carriera e la vita. Così ho iniziato questo percorso, e anche a me ha cambiato la vita. Ha cambiato il mio modo di gestire le mie emozioni e la gestione dello stress.”

A che punto è il tuo bel progetto di un’Academy Internazionale per portieri, dove i ragazzi possano imparare e capire tutti i segreti di questo ruolo? In una frase, cosa ti senti di dire ai giovanissimi portieri e calciatori?

“E’ un mio sogno nel cassetto e che cercherò di portare avanti nel tempo. Il Covid ha fermato tutto, ma il progetto c’è sempre. Vedo tanti ragazzi che vogliono diventare Ronaldo,  Messi,  Ibrahimovic, Batistuta. Vorrei che un giorno i ragazzi vadano a fare “un camp” per diventare Buffon, Casillas, Dida o Frey.”

Oggi tra l’incrocio dei pali nasce l’uva. Una nuova partita, una tua passione, la tua etichetta Seba Frey, sulle ottime bottiglie di un intenso rosso, di un bianco raffinato e di un rosè speciale. Cosa ami del vino?

“Il vino è sempre stato una mia passione. Ho avuto l’opportunità di creare i miei vini grazie a FABIO CORDELLA. E’ nata una bellissima collaborazione che funziona tanto. Un rosso di grande carattere e grande personalità, un bianco raffinato e con una grande freschezza, per finire un rosè alla francese. L’obiettivo è stato di creare dei vini che ti fanno vivere emozioni come quando giocavo a calcio, l’emozione di una parata, di un rigore parato, di una vittoria…”

Il portiere in un certo senso gioca solo, ad un certo punto deve contare solo sulle sue forze. Dalla parata dipende l’essere vittima o eroe. Cosa passa nella mente in quei secondi?

“E’ la bellezza di questo ruolo (il ruolo più bello del mondo), ti responsabilizza. In un minuto puoi diventare l’eroe della serata, e tutto il mondo applaude solo te. Tutti i tuoi compagni vengono su di te ad abbracciarti. Tuttavia può arrivare anche un errore che ti fa sentire da solo contro tutti, ma anche lì devi avere la forza di reagire e tornare ancora più forte di prima. Lì per lì fa male, ma col tempo ti rendi conto che è tutto stupendo!”

10. Il tuo sogno da bambino era di diventare portiere? Oggi qual è il sogno di Sébastian Frey?

“In effetti da bambino sognavo di diventare un campione. E’ stata una parte meravigliosa della mia vita, ma la carriera prima o poi finisce e la vita vera comincia. Oggi sono felice, ho una bella famiglia e il mio sogno è di vedere i miei figli felici e che a loro volta possano realizzare i propri sogni!”

Grazie per il tempo a noi dedicato. Con grande piacere facciamo un brindisi con due calici di rosso Seba Frey, per riassaporare tutta la forza e il carattere di un grande vino e di un grande portiere.

 

Le interviste delle bolognesi Milena Morselli e Rita Barbarossa

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